Nel romanzo di Antonio Monda c’è una specularità tra sopra e sotto, tra mare e terraferma: un’orchestra suonava mentre la nave s’inabissava e un’altra orchestra s’esibisce nel porto intanto che aspetta; le classi sociali che riempivano il Titanic si mescolano sulla banchina con le rispettive lingue, dallo yiddish all’italiano