Chi è il capo di Yahoo che si ispira a Jobs per rimontare GoogleSi possono avere 600 milioni di utenti e sentirsi ancora anonimi? Sembrerebbe una condizione patologica, se non fosse diventata la cifra esistenziale di Yahoo, un portale Internet che fatica a uscire da una crisi d’identità che dura da anni. E che forse ora potrebbe iniziare a risolversi, grazie ai risultati sempre più significativi che lo stanno inserendo di diritto tra gli attori da tenere d’occhio per capire che ne sarà del mondo dell’editoria.diMarco Pedersini21 GIU 10
Il New York Times taglia l'applicazione di Steve JobsAl Moscone Center di San Francisco, lunedì scorso, Steve Jobs mostrava il sito del New York Times dalla sua nuova creatura, l’iPhone 4 – non senza qualche imbarazzo: in troppi erano connessi a Internet e lo schermo dell’iPhone, al primo tentativo, è rimasto bianco. Poco dopo ha citato le migliori applicazioni disponibili, tra cui si è premurato di segnalare la “meravigliosa” Pulse, creata da due laureandi di Stanford.diMarco Pedersini9 GIU 10
Il New York Times taglia l'applicazione di Steve JobsAl Moscone Center di San Francisco, lunedì scorso, Steve Jobs mostrava il sito del New York Times dalla sua nuova creatura, l’iPhone 4 – non senza qualche imbarazzo: in troppi erano connessi a Internet e lo schermo dell’iPhone, al primo tentativo, è rimasto bianco. Poco dopo ha citato le migliori applicazioni disponibili, tra cui si è premurato di segnalare la “meravigliosa” Pulse, creata da due laureandi di Stanford.diMarco Pedersini9 GIU 10
Chi sono gli outsider che vogliono rovinare la festa ai favoriti del votoLa campagna elettorale britannica è stata segnata da un clima di sfiducia latente, alimentato dalla situazione economica critica e dai recenti scandali di corruzione. Gli elettori, delusi da Gordon Brown e confusi dalle ambiguità dei Tory, sono in cerca di nuovi volti fuori dal circolo del “politics as usual”.diMarco Pedersini6 MAG 10
Chi sono gli outsider che vogliono rovinare la festa ai favoriti del votoLa campagna elettorale britannica è stata segnata da un clima di sfiducia latente, alimentato dalla situazione economica critica e dai recenti scandali di corruzione. Gli elettori, delusi da Gordon Brown e confusi dalle ambiguità dei Tory, sono in cerca di nuovi volti fuori dal circolo del “politics as usual”.diMarco Pedersini6 MAG 10
In realtà la trasparenza del colosso di Mountain View non è così trasparenteTutte le censure di GoogleGoogle ha attivato uno strumento che rende pubbliche le richieste di rimozione di contenuti che riceve dai tribunali di tutto il mondo. Scorrendo il planisfero si può facilmente valutare il grado di censura governativa che i dati dell’azienda di Mountain View hanno subito da luglio a dicembre scorso nei cento paesi in cui è presente. La lista, ampiamente dettagliata, è dominata dal Brasile, con 3663 richieste (di cui 291 approvate), seguito da Stati Uniti (3580) e Regno Unito (1166). Leggi Perché Internet ha le sue regole - Leggi Il giudice della sentenza Google ci spiega che per essere più libero, Internet ha bisogno di regolediMarco Pedersini21 APR 10
In realtà la trasparenza del colosso di Mountain View non è così trasparenteTutte le censure di GoogleGoogle ha attivato uno strumento che rende pubbliche le richieste di rimozione di contenuti che riceve dai tribunali di tutto il mondo. Scorrendo il planisfero si può facilmente valutare il grado di censura governativa che i dati dell’azienda di Mountain View hanno subito da luglio a dicembre scorso nei cento paesi in cui è presente. La lista, ampiamente dettagliata, è dominata dal Brasile, con 3663 richieste (di cui 291 approvate), seguito da Stati Uniti (3580) e Regno Unito (1166). Leggi Perché Internet ha le sue regole - Leggi Il giudice della sentenza Google ci spiega che per essere più libero, Internet ha bisogno di regolediMarco Pedersini21 APR 10
Lo strano caso del signor DebenedettiVendeva interviste sensazionali a giornali minori, si fregiava di esclusive clamorose (“L’ultima intervista di Ratzinger da cardinale”, “Philip Roth contro Obama”, “Lech Walesa dice che il comunismo non è morto”). Finché Philip Roth, venuto a conoscenza di una falsa intervista ai suoi danni, ha fatto un paio di ricerche online e Tommaso Debenedetti, freelance romano, è finito in bella vista sul New Yorker descritto come uno dei più incredibili impostori che il giornalismo moderno ricordi.diMarco Pedersini2 APR 10
Lo strano caso del signor DebenedettiVendeva interviste sensazionali a giornali minori, si fregiava di esclusive clamorose (“L’ultima intervista di Ratzinger da cardinale”, “Philip Roth contro Obama”, “Lech Walesa dice che il comunismo non è morto”). Finché Philip Roth, venuto a conoscenza di una falsa intervista ai suoi danni, ha fatto un paio di ricerche online e Tommaso Debenedetti, freelance romano, è finito in bella vista sul New Yorker descritto come uno dei più incredibili impostori che il giornalismo moderno ricordi.diMarco Pedersini2 APR 10