Gli ingredienti per far ripartire il solito carrozzone del “dàgli al Palazzo” c’erano di nuovo tutti, nella storia del neo nominato sottosegretario alle Infrastrutture Tonino Gentile. Ovvero non c’erano, come al solito, se non per i mestatori delle manette: un’accusa non provata di “minacce alla libertà di stampa”, un politico non indagato ma lambito dallo scandalo delle chiacchiere su un’indagine (non conclusa) sul figlio dello stesso, e un coro generico di sdegno, con la particolare strumentalità dell’attacco giustizialista “da destra”