Che poi, alla fine, ti senti in colpa. Sei ferma al semaforo e gli occhi si posano sulle curve scolpite di quella modella, di cui non conosci neppure il nome. Per te lei non è altro che un corpo. Però, che corpo. Del bikini non te ne importa nulla, la sezione aurea ti strega. Eppure c’è qualcosa di malato, hanno ragione loro. Quella poverina è vittima inconsapevole di uno schema “deumanizzante”. Lei così si guadagna da vivere ed è “merce” contenta, ma in fondo si illude. Si illudeva anche la Maja desnuda (quanto mi piacque al Prado, confesso). Se ne stava sdraiata e lasciva davanti a Francisco Goya ignorando del tutto in quale sporco meccanismo “oggettificante” fosse incappata. A quel tempo non c’erano le Boldrini e le Zanardo. di Annalisa Chirico