Oggi che le nuvole nere delle tensioni internazionali, simboleggiate dallo spread, si vanno diradando, la luce che filtra ci permette di vedere meglio quali sono i problemi reali da risolvere. Per affrontarli, bisogna partire da alcuni punti fermi. In primo luogo, il fatto che siamo in un mondo globalizzato e che l’euro è la nostra ancora di salvezza. Non ha senso rimpiangere gli steccati fra i diversi paesi o pensare con nostalgia alla vecchia “liretta”. L’apertura dei mercati è un potente meccanismo di sviluppo per tutte le economie, anche della nostra, mentre le tentazioni autarchiche e le svalutazioni competitive che ci hanno fatto cullare nell’illusione che si potesse crescere a debito, ci porterebbero oggi in condizioni simili a quelle dell’economia argentina di dieci anni fa. di Giuseppe Vegas Peduzzi Nell’Ue malata, i tedeschi paiono venire da un altro continente