Dell’11 febbraio 2011, il giorno in cui Hosni Mubarak, rais egiziano per quasi trent’anni, ha lasciato il potere e il Cairo, ricorderemo il boato di piazza Tahrir, quella gioia scoppiata tutta in un momento, incontenibile. Diciotto giorni di protesta, e alla fine i manifestanti, nonostante le botte e le delusioni, hanno ottenuto quel che volevano: il dittatore se n’è andato, come già se n’era andato quello di Tunisi, Ben Ali. Questo, per la piazza araba, è il crollo del Muro di Berlino, del mondo come è stato costruito negli anni Ottanta, quando la realpolitik accettava i regimi per garantirsi stabilità. Leggi L'esercito egiziano scioglie il Parlamento. Voci su Mubarak in coma - Leggi I manifestanti in festa vogliono capire le trame dei generali - Leggi La svolta d’Egitto - Leggi tutti gli articoli del Foglio