Dimentichiamoci gli insulti e le invettive à la Mahmoud Ahmadinejad, Hassan Rouhani, il nuovo numero due di Teheran, è un principe della nomenclatura che sa calibrare ogni parola. La sua prima conferenza stampa da presidente eletto è stata un capolavoro di astuzia e self control. Rouhani ha snocciolato parole come “moderazione”, “speranza”, “dialogo”, “partecipazione” con l’espressione paterna e i gesti di un professore. Più che un profeta del “riformismo dall’alto” pareva un campione del “tarof”, quel misto di regole, complimenti e cortesie esagerate che da duemila anni tiene insieme la società iraniana.