Economia
Mercati sovrani •
Il petrolio crolla e le borse festeggiano con la (nuova) pace annunciata da Trump
L’accordo Usa-Iran fa arretrare il Brent del 5,2 per cento a 83 dollari riducendo il rischio inflazione. Milano tocca per la prima volta quota 52 mila punti, Tokyo vola del 5 per cento, Wall Street attesa in rialzo. Sale ancora SpaceX

Foto Ansa
Dopo l'ultimo annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran, questa mattina il petrolio di qualità Brent perde il 5,2 per cento e scivola intorno agli 83 dollari, il Wti arretra del 5,9 per cento e torna sugli 80 dollari e i contratti per gas Ttf di luglio scendono a 44 euro al megawattora. Dopo mesi in cui l’energia era tornata a mordere l’inflazione, a complicare il lavoro delle banche centrali e a raffreddare le speranze di un taglio dei tassi americani, il calo del greggio diventa immediatamente una notizia per la politica monetaria prima ancora che energetica. Se il petrolio scende, può scendere anche la pressione sui prezzi; se scende la pressione sui prezzi, può riaprirsi lo spazio per banche centrali meno dure nella lotta all’inflazione. E magari il rialzo del costo del denaro di un quarto di punto deciso dalla Bce la scorsa settimana potrà rimanere un caso isolato.
In Europa la reazione positiva è arrivata subito. Piazza Affari, che venerdì aveva già aggiornato il massimo storico in chiusura, conquista una nuova soglia simbolica: a fine mattinata il Ftse Mib sale dello 0,8 per cento e tocca per la prima volta quota 52 mila punti. Francoforte guadagna l’1,2 per cento, Parigi l’1,1, Madrid l’1,2. A Milano corrono Stellantis, in rialzo del 4,9 per cento, Ferrari, che sale del 4 dopo il trionfo di Hamilton a Barcellona e i titoli bancari, con Banco Bpm e Unicredit ancora al centro del risiko.
La festa era cominciata in Asia, dove la possibilità di una riapertura dello stretto di Hormuz ha prodotto un effetto immediato sulle economie più esposte all’importazione di energia. Tokyo ha aggiornato il record storico nella nottata, con l’indice Nikkei salito del 5 per cento sopra quota 69 mila punti. In Corea il Kospi ha guadagnato il 5,2 per cento. Positive anche Cina e Hong Kong, con il Csi 300 in progresso dell’1,5 per cento, Shanghai dello 0,9 e l’Hang Seng dello 0,5.
Ora la scena si sposta a Wall Street, dove i futures anticipano un’apertura robusta dei listini: S&p 500 e Nasdaq salgono dell’1,9 per cento, il Dow Jones dello 0,8, mentre l’indice Vix, il termometro della volatilità che misura la paura sui mercati, perde il 13 per cento segnalando il ritorno della fiducia. Nel premercato vola SpaceX, in rialzo del 6 per cento dopo l’avvio degli scambi iniziato venerdì scorso. Se il movimento sarà confermato, la società di Elon Musk che combina satelliti e intelligenza artificiale supererà i 2.200 miliardi di dollari di capitalizzazione, avvicinandosi al peso di Amazon. A ben guardare, il confronto con il gigante del commercio online è istruttivo: la società di Jeff Bezos fattura 716 miliardi, SpaceX solo16 eppure in Borsa valgono quasi uguale. È l’euforia del momento, il mercato ha deciso (per ora) di scommettere sulla genialità di Musk e non compra il conto economico di oggi; compra i razzi, lo spazio, i data center, gli aumenti di produttività annunciati, la promessa che la tecnologia possa crescere più in fretta di ogni crisi geopolitica.
D'altra parte, Trump ha già “chiuso” la guerra con l’Iran così tante volte quest’anno facendo ribalzare i mercati che, se il ritmo resta questo, entro dicembre la Borsa americana può anche mettersi in testa di raddoppiare. Naturalmente non siamo alla pace, o almeno non a quella cosa un po’ solenne e novecentesca, che un tempo si chiamava pace. Siamo piuttosto dentro il metodo Trump: minaccia, pressione, annuncio notturno, tregua provvisoria, trattativa che ricomincia prima ancora di essere finita. Ma ai mercati, che sono cinici, sovrani e inguaribilmente ottimisti (soprattutto in tempi di rivoluzione IA) per ora basta così. Hanno visto la possibilità che lo Stretto di Hormuz riapra, hanno visto soprattutto il petrolio scendere. E hanno comprato.
La settimana, però, resta piena di appuntamenti capaci di riportare tutti con i piedi per terra. Domani e dopodomani si riunisce il comitato della Federal Reserve, per la prima volta sotto la guida del governatore Kevin Warsh: i tassi statunitensi dovrebbero restare fermi, ma ogni parola sul petrolio, sull’inflazione e sui tagli futuri sarà pesata al milligrammo. Martedì sarà anche la volta della Bank of Japan, da cui il mercato si attende un rialzo del costo del denaro di 25 punti base, mentre giovedì toccherà alla Bank of England, che dovrebbe lasciare fermi i tassi.
