Esteri
Mobilitazione internazionale •
Gli aiuti degli Stati Uniti per il Venezuela. Ucraini solerti e solidali, Putin no
Nel paese sudamericano è stato mandato il generale dei Marine Kevin J. Jarrard per coordinare navi, aerei, elicotteri e due squadre di ricerca e soccorso inviati da Trump. Anche Zelensky si è offerto di inviare soccorritori, mentre dal Cremlino sono arrivate soltanto le “più sentite condoglianze”

Foto LaPresse
Il presidente eletto del Venezuela e la moglie sono detenuti negli Stati Uniti dopo essere stati portati via con la forza, il paese è ancora formalmente sotto sanzioni, ma un maggior generale dei Marine è venuto a coordinare l’aiuto dopo il devastante terremoto che ha colpito 6.760.000 persone e potrebbe aver fatto fino a 100 mila vittime. Non sono gli Stati Uniti i primi a muoversi. La Repubblica dominicana ha inviato unità delle Forze armate specializzate in soccorsi già dalle prime ore di giovedì, e anche il presidente dell’El Salvador Nayib Bukele ha tenuto a confermare la propria immagine di efficienza mettendo quasi subito a disposizione una squadra di 300 soccorritori e paramedici d’élite, accompagnati da 50 tonnellate di attrezzature di soccorso, medicinali essenziali e rifornimenti di base. Pure sollecito il presidente di Panama José Raúl Mulino, che ha ordinato la mobilitazione delle piattaforme logistiche dell’istmo per convogliare gli aiuti internazionali e si è offerto di inviare personale del Sistema nazionale di protezione civile specializzato nella gestione delle crisi e nel soccorso in caso di crolli.
Ma si avvia a diventare quello americano il soccorso più massiccio. “Ho incaricato tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo lì per i nostri nuovi grandi amici”, ha promesso Donald Trump. Il capo del Comando sud degli Stati Uniti, il generale Francis L. Donovan, ha spiegato che, su richiesta formale di assistenza da parte delle autorità di Caracas, Washington ha mobilitato una nave da trasporto anfibio, una nave da combattimento, aerei da trasporto, piattaforme di ricognizione ed elicotteri a supporto degli sforzi umanitari. Appunto per coordinare il tutto ieri mattina presto è arrivato in Venezuela il generale dei Marine Kevin J. Jarrard. Inoltre, il dipartimento del Tesoro ha temporaneamente autorizzato transazioni relative agli aiuti umanitari, con un allentamento temporaneo delle sanzioni. Il governo di Washington ha inoltre annunciato uno stanziamento di 150 milioni di dollari in aiuti, e ha inviato due squadre di ricerca e soccorso provenienti dai vigili del fuoco di Fairfax, in Virginia, e di Los Angeles, in California.
Ma secondo l’Onu da 16 paesi sono già venuti oltre mille soccorritori. A parte i già citati, ci sono Svizzera, Paesi Bassi, Francia, Qatar, Repubblica ceca, Germania, Giordania, Regno Unito, Spagna, Cile, Colombia, Ecuador, Italia e Messico. L’ufficio umanitario dell’Onu ha stanziato 15 milioni, il Gruppo della Banca mondiale ha espresso il proprio sostegno, la Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa ha lanciato un appello di emergenza per 50 milioni di franchi svizzeri e ne ha stanziati due milioni, inviando inoltre 17 tonnellate di aiuti umanitari. Anche l’India sta inviando.
Ma la presenza forse più spettacolare è quella dell’Ucraina. Il governo di Maduro è infatti stato da subito di quelli che più hanno appoggiato l’attacco di Vladimir Putin, anche se non ha mai potuto farlo con un voto all’Onu, essendone stato privato per morosità. Ma Volodymyr Zelensky, a parte inviare le sue condoglianze, si è ora offerto di inviare soccorritori ucraini in Venezuela per aiutare a localizzare le vittime: “Siamo in contatto con le autorità venezuelane e con gli europei, in attesa di una risposta alla nostra proposta”. Da Putin sono arrivate le “più sentite condoglianze”, ma non aiuti, anche se il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha indicato che se le autorità venezuelane richiedessero assistenza la questione verrebbe esaminata tempestivamente.
