Israele avverte Washington: nuovo piano iraniano per uccidere Trump

Il Wall Street Journal rivela un'intelligence condivisa da Tel Aviv con gli americani sulle intenzioni di Teheran. Trump: "Sono in ogni lista". Il rapporto sempre più teso con Netanyahu sul futuro della guerra, mentre Hormuz è di nuovo chiuso

10 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 06:19
Immagine di Israele avverte Washington: nuovo piano iraniano per uccidere Trump

Il presidente americano Trump sull'Air Force One di ritorno dal vertice Nato in Turchia (Foto di Win McNamee/Getty Images)

Israele ha condiviso con Washington nuova intelligence su un presunto piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo scrive in un'esclusiva il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza dei fatti: se confermato, ciò segnerebbe una nuova escalation nella guerra tra Stati Uniti e Iran.
Teheran ha due morti da vendicare. Da anni promette rappresaglia per l'uccisione di Qassem Soleimani, il generale dei pasdaran eliminato su ordine di Trump nel suo primo mandato. A questo movente se n'è aggiunto uno più recente e bruciante: la morte della Guida suprema Ali Khamenei nel corso dell'attuale conflitto. Ai suoi funerali, i partecipanti hanno intonato cori contro il presidente americano, srotolando uno striscione con scritto "lo uccideremo".
L'ambasciata israeliana a Washington non ha commentato, la missione iraniana alle Nazioni Unite non ha risposto, e la Casa Bianca ha rimandato alle dichiarazioni rilasciate dal presidente mercoledì ad Ankara. Lì Trump aveva alluso apertamente alle minacce sulla sua vita: di essere in cima a ogni lista di bersagli, e di essere stato "un po' fortunato" finora.
In effetti non è la prima volta che il nome di Trump finisce associato a un tentativo di attentato. Nel luglio 2024, durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, un ventenne, Thomas Matthew Crooks, gli sparò da un tetto ferendolo a un orecchio: fu ucciso sul posto dai Secret Service, dopo aver causato la morte di uno spettatore. Due mesi dopo, a settembre, un uomo armato, Ryan Routh, fu scoperto appostato nei pressi del campo da golf di Trump a West Palm Beach, in Florida, prima ancora di poter sparare. A questi episodi si era già aggiunto, nel novembre 2024, un caso legato proprio a Teheran: il Dipartimento di Giustizia americano aveva incriminato un uomo, Farhad Shakeri, accusato di aver lavorato per conto dei pasdaran a un piano per far uccidere Trump prima delle elezioni, offrendo denaro a manovalanza reclutata sul territorio americano. Più di recente, ad aprile 2026, un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell'hotel Hilton di Washington durante la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, a pochi metri da Trump, Melania e Vance: i tre sono stati evacuati illesi dal Secret Service, mentre l'aggressore, Cole Thomas Allen, è stato colpito dagli agenti. Trump lo ha definito un "lupo solitario".
Sullo sfondo, il rapporto tra Trump e Benjamin Netanyahu che si è progressivamente incrinato nelle ultime settimane. Il premier israeliano vorrebbe proseguire gli attacchi contro l'Iran fino a esaurire gli obiettivi di guerra, mentre Trump cerca una via d'uscita dal conflitto, preoccupato per le ricadute sull'economia globale. Il cessate il fuoco tra Washington e Teheran, siglato il mese scorso, resta quanfragile — tanto che nella notte tra l'8 e il 9 luglio gli scontri sono ripresi, con oltre ottanta obiettivi colpiti dalle forze Usa in Iran, incluse le difese aeree attorno alla centrale nucleare di Bushehr. Teheran ha risposto colpendo basi americane in Kuwait e Bahrein, e ha chiuso di nuovo lo Stretto di Hormuz, arteria da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas trasportati via mare nel mondo: il traffico marittimo nella rotta settentrionale si è pressoché fermato, con ripercussioni immediate sui prezzi dell'energia.
I due leader si sono sentiti giovedì: secondo l'ufficio del premier israeliano, hanno concordato di mantenere il coordinamento tra i due paesi, e Trump ha aggiornato Netanyahu sulle recenti attività americane nel Golfo. Nelle prime settimane di guerra Trump e Netanyahu si sentivano spesso, con il premier israeliano che aggiornava il presidente su obiettivi e intelligence in telefonate notturne. A quanto pare i contatti continuano, ma le crepe nel rapporto – emerse anche sul dossier libanese – non si sono ricomposte.