Shtilerman ha fatto qualche calcolo, ha messo insieme alcuni dossier, ha sviluppato alcuni ragionamenti e ha dato a quel viaggio una valenza diversa.
Secondo Shtilerman, l’Italia, con quel viaggio, tra Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, ha tentato di trasformare una crisi energetica in una prova di autonomia strategica europea. La guerra del Golfo, come è noto, ha costretto l’Italia a fare i conti con un deficit energetico che va oltre il blocco di Hormuz. A fine marzo, un attacco iraniano a Ras Laffan, imponente polo energetico situato a 80 chilometri a nord di Doha, ha costretto il Qatar a ridurre del 17 per cento le forniture mondiali di gas naturale liquefatto (Gnl), di cui il Qatar è un grande esportatore. E in quel 17 per cento ci sono anche i 10 miliardi di metri cubi di Gnl che arrivano ogni anno nel nostro paese. Per ovviare a questo problema, l’Italia, in quel quadrante, ha messo in campo una strategia interessante che rappresenta un’alternativa concreta alla fase precedente alla crisi del Golfo:
petrolio saudita via oleodotto Petroline fino al Mar Rosso (aggirando Hormuz), greggio emiratino tramite il terminale di Fujairah (fuori dallo Stretto), e un ruolo industriale italiano nella ricostruzione del Qatar con accesso futuro anche al progetto Golden Pass Lng negli Stati Uniti. Il punto politico segnalato da Shtilerman è che l’Italia non è solo consumatore: con Trieste e il gasdotto Tal alimenta Baviera, Austria e Repubblica Ceca. Da qui la conseguenza politica: mentre gli Stati Uniti appaiono meno prevedibili, l’Europa – attraverso mosse come questa – inizia a comportarsi da attore autonomo, riducendo la dipendenza da singoli fornitori e trasformando una crisi in una leva strategica per mostrare più autonomia (e anche la visita fatta due giorni fa in Azerbaigian, da parte dell’Italia, aveva proprio questo fine: trovare un modo per far sì che Baku, secondo fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, con quote intorno al 17 e al 16 per cento del fabbisogno nazionale, possa collaborare con l’Italia e con l’Unione europea per far arrivare ancora più gas e petrolio nel nostro paese, prevedendo magari un raddoppio, per quanto riguarda il gas,
del famoso Tap, che un pezzo della sinistra italiana ha fatto di tutto per non avere, in Puglia, e che in questi anni ha offerto invece la possibilità all’Italia di emanciparsi progressivamente dal gas russo). L’elemento interessante del post di Shtilerman è che ci ricorda che l’Italia non è esposta verso Hormuz sui volumi, ma sui prezzi.