Loro Belfast, noi Vannacci. È ora di un patto repubblicano sulla sicurezza

Una politica che fa solo accoglienza senza controllo produce paura. Cosa serve per combattere le demagogie di destra e sinistra sull’immigrazione

13 GIU 26
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Foto ANSA

L’Irlanda del nord ha Belfast, noi abbiamo Vannacci. Quando una democrazia si ritrova improvvisamente di fronte alla presenza di una scintilla, una scintilla che danza in modo minaccioso sulla pagliuzza delle fragilità di un paese, le classi dirigenti hanno di solito tre strade davanti a sé. La prima strada è quella della miopia: si sceglie di osservare in modo distratto la scintilla, si spera che la scintilla non trovi un refolo di vento e ci si augura con tutto il cuore che l’incendio resti una possibilità remota. La seconda strada è quella dello sciacallaggio: si osserva la scintilla con gioia, con trasporto, si avvicina alla scintilla un po’ di combustibile, si getta diavolina sulla fiamma che lentamente si produce, si contribuisce a far divampare l’incendio ovunque, con tutti i mezzi a disposizione, per dimostrare che di fronte a quell’incendio servono interventi straordinari, speciali, drastici, con il fine unico di creare tra i cittadini una domanda politica finalizzata non a risolvere un problema ma a combattere, con le cattive, un sistema che non funziona più e che inevitabilmente crea incendi. La terza strada è quella della responsabilità: si osservano le scintille con la lente di ingrandimento, si cerca di intervenire sulle cause del cortocircuito, si sceglie di individuare le radici dei problemi e si cerca di collaborare con chiunque possa offrire un supporto per evitare che il tessuto democratico possa trasformarsi in un parco giochi dei piromani. In giro per l’Europa, le principali scintille che minacciano le democrazie si trovano spesso sul terreno incandescente dell’immigrazione, in cui gli incendiari si travestono da pompieri e in cui i pompieri offrono ai piromani occasioni per divertirsi. A Belfast, lo avete visto, qualche giorno fa la scintilla è diventata incendio. Un grave accoltellamento, attribuito a un rifugiato sudanese poi accusato di tentato omicidio, ha innescato proteste anti immigrazione che sono degenerate in violenze di ogni tipo, in guerriglia urbana.
Auto e case incendiate, famiglie evacuate, strade bloccate, scontri con la polizia, gruppi di uomini mascherati che hanno preso di mira aree caratterizzate da una forte presenza di immigrati. La miccia è diventata incendio, nell’Irlanda del nord, anche perché la politica ha scelto le strade della non responsabilità. Il mondo progressista ha scelto di chiudere gli occhi di fronte alla domanda di maggiore sicurezza che arrivava dai cittadini e anche dagli elettori. La destra più estrema ha scelto di speculare sui disordini gettando benzina sul fuoco. Le scintille, nei paesi democratici, si presentano in forme diverse, a volte sono visibili a occhio nudo, altre volte servono le lenti di ingrandimento. Ma di fronte allo scenario da guerra civile che ha travolto Belfast viene da chiedersi se un paese come l’Italia, dove per fortuna i piromani che appiccano incendi finora non hanno avuto molto successo, abbia il dovere o no di muovere qualche passo nella direzione della responsabilità preventiva. Si previene un problema non quando il problema c’è, ma quando ancora non lo si vede. E le scintille meritano di essere prese sul serio quando si intravedono, non quando diventano fiamme. In Italia, le scintille esistono, i casi di non integrazione e di immigrazione irregolare che diventano carburante per gli incendiari ci sono. E in fondo, l’attenzione mediatica che si è generata attorno al generale Vannacci nasce anche da una domanda di sicurezza che, in molti casi, continua a restare inevasa a destra e a sinistra.
Immaginare che su questi temi il centrodestra e il centrosinistra possano trovare punti di contatto non è semplice ma evitare che le scintille possano diventare incendi dovrebbe essere nell’interesse di una destra che vuole sfidare con le pratiche di governo la destra degli slogan e di una sinistra interessata a non offrire ai piromani occasioni per poter far divampare incendi poi difficili da spegnere. Un patto repubblicano tra maggioranza, opposizione, sindaci, regioni, magistratura, per mettere a punto una strategia che passa da qui. Priorità ai rimpatri degli irregolari pericolosi: parliamo di solito di soggetti che non hanno diritto a rimanere in Italia, che hanno commesso reati, che sono trattenuti su richiesta del questore e convalida di un giudice. Priorità alla costruzione di Cpr, Centri di permanenza per il rimpatrio, senza scaricabarile territoriali: non può ovviamente esistere una politica nazionale dei rimpatri se ogni territorio pone il veto. Rafforzamento dei presidi nei quartieri fragili e in tutte le stazioni delle città italiane senza rimpallo di responsabilità tra comuni e ministero. Il caso di Belfast (caso che non riguarda le regole sui migranti, ma la sicurezza nel territorio: se non la si garantisce finirà che saranno i populisti a dettare le regole) non va usato come argomento contro gli immigrati. Va usato come argomento contro il vuoto a macchia di leopardo generato dallo stato. Una politica che fa solo repressione produce rancore. Una politica che fa solo accoglienza senza controllo produce paura. Se un richiedente asilo o un rifugiato commette un reato grave, se un’espulsione non funziona, se un quartiere si sente fuori controllo, la risposta non può essere sociologica. Deve essere politica, amministrativa, giudiziaria. E’ ora di un patto repubblicano. La destra che semina terrore e ingigantisce i problemi alimenta l’incendio. La sinistra che nega i problemi alimenta la paura. L’Irlanda del nord ha Belfast, noi abbiamo Vannacci. Un patto repubblicano sulla sicurezza è difficile ma non è mai stato così necessario come lo è oggi. Le scintille ci sono, evitare gli incendi si può.