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Legge elettorale •
La mossa del centrodestra sul voto fuorisede che spiazza la sinistra
I partiti di governo presentano un emendamento per permettere ai cittadini che studiano o lavorano in un comune diverso da quello di residenza di votare anche alle elezioni politiche, ai referendum e alle europee. E lanciano la sfida al campo largo: "Ora vedremo se la sinistra lo sottoscriverà"

Foto Ansa
Dopo i vertici in Via della Scrofa e a Palazzo Chigi degli ultimi due giorni, sul voto ai fuorisede il centrodestra ha trovato una quadra. La maggioranza presenterà un emendamento alla legge elettorale per consentire ai cittadini che studiano o lavorano in un comune diverso da quello di residenza di votare alle elezioni politiche, ai referendum e alle europee senza dover tornare all'indirizzo di residenza. "Su questo tema siamo sempre stati d'accordo ma erano emerse difficoltà sul sistema di voto", dice Angelo Rossi, deputato e relatore della riforma per Fratelli d'Italia: "Avevamo però preso un impegno in commissione rispetto al fatto che si potesse raggiungere una soluzione con una proposta sul tema e la proposta è arrivata: la maggioranza mantiene l'impegno". Parlano di "vittoria" Fabio Roscani (FdI), Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Forza Italia) e Maria Chiara Fazio (Noi Moderati), che in una nota congiunta mettono il sigillo a una battaglia del campo largo: "Per la prima volta nella storia d'Italia è la maggioranza di centrodestra a compiere un passo concreto e strutturale per garantire agli studenti e ai lavoratori fuori sede la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto senza dover affrontare costi e disagi per tornare nel comune di residenza. Era un impegno che avevamo assunto e oggi lo manteniamo con serietà e concretezza". E sfidano l'opposizione: "Ora vedremo se tutti avranno le stesse intenzioni: la sinistra sottoscriverà questo emendamento oppure continuerà a essere più impegnata ad affossare la riforma della legge elettorale per interessi di partito?".
Cosa prevede l'emendamento del governo per il voto fuori sede
L'emendamento, secondo quanto riporta Public Policy, prevede l'istituzione presso l’ufficio elettorale di ciascun comune dell’elenco degli elettori fuori sede che sono ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio. “Entro 30 giorni - prosegue il testo - dal trasferimento in un comune diverso dal comune di residenza e/o comunque entro il 31 dicembre di ciascun anno gli elettori che per motivi di studio, lavoro o cure mediche sono temporaneamente domiciliati, per un periodo di almeno nove mesi, in un comune situato in una provincia diversa da quella in cui si trova il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti” possono chiedere l’iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede. La proposta emendativa prevede che la domanda di iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede sia presentata personalmente, o mediante l’utilizzo di strumenti telematici, al comune di temporaneo domicilio e sia corredata della copia di un documento di riconoscimento in corso di validità nonché della certificazione o di altra documentazione attestante la condizione di elettore fuori sede. Nella domanda sono indicati l’indirizzo completo del temporaneo domicilio e, ove possibile, un recapito di posta elettronica. Il testo prevede poi che, ai fini dell’iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede, il comune di temporaneo domicilio acquisisca dal comune di residenza la comunicazione sul possesso da parte dell’elettore del diritto di elettorato attivo. L’ufficiale elettorale del comune di residenza annota nella lista elettorale sezionale nella quale è iscritto l’elettore fuori sede che quest’ultimo eserciterà il voto in altro comune.
Secondo quanto previsto nell'emendamento, "entro il quinto giorno antecedente la data della consultazione, il comune di temporaneo domicilio rilascia agli elettori ammessi al voto fuori sede, anche mediante l’utilizzo di strumenti telematici, un’attestazione di ammissione al voto con l’indicazione del numero e dell’indirizzo della sezione presso cui votare". Per consentire l’espressione del voto degli elettori fuori sede, “i comuni li distribuiscono nelle sezioni ordinarie, di norma secondo un principio di prossimità territoriale, in numero non superiore al dieci per cento rispetto al numero di elettori iscritti nella sezione”. In analogia a quanto previsto per le altre categorie di elettori ammessi al voto dalla legge in un comune diverso da quello di residenza, si legge ancora nel testo, gli elettori fuori sede “sono ammessi a votare per liste e candidati della circoscrizione e del collegio in cui ricade il comune di temporaneo domicilio".
Ma se sul voto ai fuorisede la maggioranza ha trovato un punto d'incontro, lo stesso non si può dire per il tema dei temi che riguarda la legge elettorale: le preferenze. Anche per questo motivo, il centrodestra ha fatto slittare l'esame del testo alla Camera dei deputati al 14 luglio, una settimana dopo quanto pronosticato. Come abbiamo scritto qui, sulla questione in teoria la posizione leghista si è ammorbidita e si sta ragionando sul cosiddetto “modello belga” con capilista bloccati e preferenze a decorrere, anche se non è tramontato l'esempio toscano. Inoltre nelle discussioni è ritornato anche il ballottaggio, che pareva essere decaduto nel passaggio dal primo al secondo testo del centrodestra. Resta poi un punto fermo: “Al momento non c’è la volontà di porre la fiducia”, ha fatto sapere il deputato e responsabile dell'organizzazione di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli.
