Roma Capoccia
L’ampliamento della Galleria Borghese va avanti
Oltre le polemiche, ieri la presentazione del concorso di progettazione. La direttrice Cappelletti: “Abbiamo l’avvallo del Mic”. Nel bando la possibilità di realizzare i nuovi spazi nei manufatti del complesso non vincolati
15 OTT 26

Roma. “Non c’è una ruspa, non c’è un disegno… c’è solo un’idea e una certezza: nessuno toccherà l’edificio principale della Galleria Borghese. Come si può fare polemica su un’idea?” A guardare il pubblico non si direbbe che siamo a una conferenza stampa. I cronisti sono la parte residuale di una platea che è un mix di professori universitari, accigliati ex sovrintendenti e dirigenti del ministero della Cultura in pensione, ai quali si aggiunge un ex ministro e sindaco, Francesco Rutelli, qui parte in causa. Siamo all’Acquario romano, sede dell’Ordine degli architetti, proprio a metà tra piazza Vittorio e la stazione Termini. Si presenta il concorso internazionale di architettura per l’ampliamento della Galleria Borghese, con due ipotesi: la realizzazione di un nuovo volume (di non oltre 3 mila metri quadri) o la valorizzazione dei manufatti minori e non vincolati del complesso. Sul palchetto ci sono Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, e Marco Lombardi, ceo di Proger, azienda di ingegneria che lavora al Ponte sullo Stretto, al termovalorizzatore di Roma e alle metro di Torino e Milano, ma che, per atto di puro mecenatismo, finanzia la progettazione. L’azienda ha affidato la presidenza della sua unità su Arte e Cultura proprio a Rutelli che ha preso a cuore la vicenda non meno di Simona Sala, direttrice di Radio Tre, che modera la conferenza stampa ed è una sorta di inviata speciale Onu per il progetto: prova a convincere i più cauti a sinistra, sfidando la solita Italia dell’accidia e dell’immobilismo comiziante.
Nei mesi scorsi, infatti, la vicenda ha scatenato polemiche furibonde. Tommaso Montanari, che di questa Italia dell’indignazione è un campione senza eguali, ha detto: “E’ uno scempio, come costruire una sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi”. Ma anche a destra la questione ha fatto breccia. Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, ha presentato un’interrogazione parlamentare, convinto che il progetto non abbia avuto l’avallo del Mic. Ha chiesto persino la testa della direttrice Cappelletti “che tratta la Galleria come il giardino di casa sua”. Tutto senza che nemmeno ci fosse un progetto. Normale dunque che lei voglia togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Nessuno può né vuole toccare l’edificio. Inoltre, nonostante il nostro sia un museo autonomo, il 5 agosto abbiamo ricevuto la lettera ufficiale di avallo alla pubblicazione del bando dal Mic. Non annaffiamo nemmeno il giardino senza confrontarci con il ministero”. Cappelletti poi va al cuore della questione: “In questi anni ci siamo resi conto della necessità di guadagnare altri spazi, una questione che avevano già sollevato diversi colleghi che mi hanno preceduto”.
Sono i numeri a spiegare le sue ragioni. Dal 2022, anno della ripresa dalla pandemia, il numero dei visitatori è cresciuto dell’86 per cento, arrivando a circa 631 mila nel 2026. Quasi centomila restano invece fuori. “Ogni giorno abbiamo file chilometriche di chi spera di ottenere il biglietto last minute. Non è una cosa civile”, racconta Cappelletti. La direttrice ha provato ad attrezzarsi: “Facciamo visite notturne e abbiamo riaperto i giardini dove ci sono allestimenti temporanei in modo da ampliare l’offerta”. Non è neppure solo una questione di accessi. “Vorremmo uno spazio espositivo in più per le centinaia di opere che oggi sono nei depositi, che torneranno già ora visitabili, ma sono accessibili solo tramite una piccola scala a chiocciola, di certo non per tutti i visitatori”. Non solo. “Ci servono dei laboratori didattici per le scuole e per il restauro e uno spazio per un’accoglienza più dignitosa dei visitatori dove mettere, ad esempio, un video di presentazione del museo, ma servono spazi tecnici anche per noi”. E qui il suo racconto si fa surreale: “In questo momento non sappiamo neppure dove tenere le costosissime casse per il trasporto delle opere, né le vetrine, siamo costretti ad affidarci a depositi esterni”.
Il bando per l’ampliamento del museo è online da ieri e prevede due fasi: alla prima, che scade il 13 novembre, si potranno presentare studi di architettura e professionisti associati. Una commissione interna a Proger selezionerà per cv i cinque studi finalisti. Saranno questi a presentare i progetti entro il 18 marzo. A valutarli e decretare il vincitore, poco meno di due mesi più tardi, sarà una commissione indipendente composta da rappresentanti istituzionali, esperti e direttori di museo di caratura internazionale. Il vincitore riceverà da Proger 500 mila euro per realizzare il progetto di fattibilità tecnico-economica. Proger non parteciperà né alla progettazione di fattibilità, né alla realizzazione. “Perché lo facciamo allora? Ci sono tantissime ragioni – spiega Lombardi – la responsabilità sociale di un’azienda, ma anche la nostra reputazione”. Il ceo di Proger poi ribadisce: “Regaleremo il progetto finale alla Galleria, al comune e al ministero, che decideranno se farlo o buttarlo”.
Gli argomenti a favore sono talmente tanti che anche i più scettici in sala sembrano convinti. Un’ex direttrice delle ville storiche di Roma ricorda come i manufatti minori della Galleria siano spesso inutilizzati e sarebbe fantastico vederli usati così, mentre una sovrintendente ormai in pensione, Maria Grazia Filetici, loda il progetto. Resta solo uno scettico, un professore di Museologia a Roma Tre, Enzo Borsellino: “Se gli spazi nuovi serviranno all’accoglienza, ai laboratori e alle opere in deposito, come pensate di risolvere la questione di chi non riesce a visitare il museo? Mi sembrano due questioni diverse”, domanda. Gli risponde direttamente Rutelli: “Se hai altro spazio riesci a dividere le persone e, a poco a poco, far visitare il museo a tutti”. “No ’mbuti”, avrebbe detto il più celebre imitatore dell’ex sindaco.

