L'artimetica delle balle. Trump vs Meloni, Ciabatti vs Mari: uffa!

Dalla frase attribuita a Trump su Meloni al caso Strega, la cronaca si trasforma in narrazione collettiva: i fatti contano meno delle interpretazioni e delle indignazioni che producono. È il trionfo del telefono senza fili

24 GIU 26
Immagine di L'artimetica delle balle. Trump vs Meloni, Ciabatti vs Mari: uffa!

Foto LaPresse

Dicevamo ieri, per altro contesto, che ciò che tutti chiamiamo notizia è quasi sempre il risultato di un’operazione aritmetica malsana: il fatto più il suo pregiudizio sociale. Poi ci sono cose più grandi, o così pare, della cronaca, e l’aritmetica delle balle si gonfia al cubo. La politica italiana, quella mondiale anche no, sta appesa da giorni sulla famosa telefonata “I felt sorry for her” di Trump sulla foto con Meloni. La frase è vera, la verità dell’episodio Giorgia l’ha inutilmente smentita. Poteva essere un nonnulla, ci hanno costruito trattati di geopolitica. Poi c’è il telefono senza fili sul pulmino dello Strega, situazione persino più risibile, e pare che Michele Mari abbia detto cose orribili su aspetto e moral attitude di Michela Murgia. Dopo giorni di indignazioni, richieste di purghe da rivoluzione culturale e di difese sempre sul filo del “mi ammazzano di più se difendo oppure no?”, ecco che Teresa Ciabatti s’è sfilata dal ruolo di whistleblower letteraria, “ho letto ricostruzioni congetturali”, “tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale, ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato”. Insomma ci potevamo risparmiare queste stronzate. Pardon, notizie.