Ambrogio Crespi fuori dal carcere. Per buone ragioni

Il regista e militante radicale è stato rimesso in libertà, in attesa della decisione sulla domanda di grazia. L'ottimo motivo del tribunale: nella "valutazione del soggetto" si è tenuto conto della sua attività di diffusione di messaggi di legalità e lotta alla criminalità
25 GIU 21
Ultimo aggiornamento: 04:04
Immagine di Ambrogio Crespi fuori dal carcere. Per buone ragioni

Ambrogio Crespi (foto Ansa) 

Non sono solo contento, come qualunque persona appena normale, che Ambrogio Crespi, regista di “Spes contra spem” e militante radicale, sia uscito di galera. Sono confortato dalle ragioni di fondo che hanno persuaso il Tribunale di sorveglianza milanese a liberarlo, differendone la pena residua “fino a settembre”, in attesa della decisione sulla domanda di grazia. Il tribunale ha raccolto scrupolosamente tutti gli elementi a sostegno della decisione: il lungo tempo, otto anni, trascorso dai fatti che gli costarono la condanna, e riempito da un’attività fervida immune da qualunque trasgressione e anzi dedita all’impegno nonviolento contro le mafie, il giudizio favorevole della Procura e il parere dei responsabili della direzione antimafia nazionale e lombarda. Ha scritto, il tribunale, che Crespi “ha indirizzato le proprie capacità professionali verso produzioni pubblicamente riconosciute come di alto valore culturale, di denuncia sociale e impegno civile, ed efficaci strumenti di diffusione di messaggi di legalità e di lotta alla criminalità… Tale impegno, che lo ha portato ad essere identificato come esempio positivo dal pubblico e da chi gli ha conferito vari riconoscimenti, appare un elemento che può delinearsi come ‘eccezionale’ nella valutazione del soggetto e delle ripercussioni di una pena detentiva applicata, a distanza di molti anni, proprio per un reato riconducibile alla criminalità mafiosa”. Tutto ben detto: ora sta a Crespi, a Sergio D’Elia e alle persone di buona e sensata volontà far tesoro dell’eccezionalità per suscitare la ragionevolezza. Per far sperare chi vive in disgrazia.