Nella caccia come nella sanità: basta con l’autonomia delle regioni

Nella provincia autonoma di Trento sarà introdotta in via sperimentale la caccia di selezione del cinghiale con arco e frecce perché arrecherebbe meno disturbo di una fucilata agli animali diversi dalla preda. Ma la gestione della fauna non può essere operata su base regionale: la scienza deve tornare al centro, con uniformità nazionale ed europea

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Io non sono contrario alla caccia di selezione, operata con mezzi e personale appropriato e sotto stretto controllo degli enti scientifici deputati. L’ho già detto e lo ripeto ancora una volta, perché non si fraintenda quanto sto per dire di seguito. Ma quando sento che una legge sbagliata, una legge che non piace nemmeno a tutti i cacciatori, come a questo giornale ha dichiarato Christian Maffei, presidente della Arci Caccia, sarebbe una legge giustificabile soprattutto sulla base del principio che la caccia di selezione è non solo necessaria per evitare i danni arrecati da specie invasive, come il cinghiale, ma avrebbe addirittura un effetto regolatorio utile all’ambiente, per cui i cacciatori sarebbero dei bioregolatori, non posso non rilevare una buona dose di ipocrisia.
Nella stessa proposta di legge, di fatto, si va ben oltre la caccia di selezione, e soprattutto si indebolisce il controllo dell’ISPRA, che di quella ciaccia dovrebbe essere l’unico ente in grado di determinare scientificamente e caso per caso l’utilità. Quale sia però il livello di ipocrisia e di insulto all’intelligenza del cittadino italiano, quando certi cacciatori rivendicano il loro ruolo di bioregolatori attraverso la caccia di selezione, lo si può cogliere in un altro atto legislativo, diverso da quello che in questi giorni è arrivato alla Camera.
Nella provincia di Trento, su proposta dell’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni, a partire dal 2027 sarà introdotta in via sperimentale la caccia di selezione del cinghiale praticabile con arco e frecce. Ora, se c’è una cosa che la storia ci insegna, è che le armi da fuoco sono di gran lunga più accurate e più efficaci nel procurare una morte rapida, rispetto all’arco e alle frecce; e spero che non si voglia invocare qui fuori luogo chissà quale altra tradizione millenaria del cavolo, quasi fosse un motivo valido, per praticare la caccia di selezione con un mezzo come l’arco. Uccidere con le frecce in modo rapido è molto più difficile, e anzi non è infrequente che un animale ferito si trascini a lungo nel dolore, morendo poi dissanguato, perché la precisione del tiro è ovviamente difficilmente raggiungibile; soprattutto, non si vede quale sia la ragione di una simile proposta, se non quella di provocare sofferenza e godere del sangue di un animale trafitto. Cosa c’entra con questa pratica la caccia di selezione e la sua necessità, e per quale motivo bisogna continuare ad introdurre con la scusa della selezione pratiche inumane e soprattutto – questo è l’aspetto più importante – di nessuna giustificazione scientifica ed ecologica?
L’assessore ha impapocchiato scuse circa la silenziosità dell’arco, che in stagione riproduttiva arrecherebbe meno disturbo di una fucilata agli animali diversi dalla preda; ma forse che un cinghiale ferito è silenzioso, tranquillo e pauroso di disturbare? E se dà tanta preoccupazione il rumore, che facciamo, lasciamo a casa i cani e rinunciamo al fucile, così il novello Robin Hood dei cinghiali – così si è autorappresentato in una vignetta l’assessore – e i suoi tristi emuli possano con tranquillità dedicarsi al loro agghiacciante passatempo?
Ecco, se c’è una necessità di cambio della legislazione sulla caccia, vi è un tema che ritorna, come nella sanità: basta con l’autonomia delle regioni. La gestione della fauna, come quella dei virus, non può essere operata su base regionale, lasciando ad ognuno decidere come più gli aggrada nel proprio feudo elettorale; la scienza deve tornare al centro, con uniformità nazionale ed europea; e i cacciatori, pure quelli che si autodefiniscono di sinistra e scrivono a questo giornale, possono certo manifestare le loro giuste rimostranze contro l’ecologismo da salotto – ci mancherebbe – ma farebbero anche bene a guardare all’interno del loro mondo, a smettere il vittimismo e a isolare gente come l’assessore Failoni, che farebbe meglio a tornare a dedicarsi alle freccette nel bar sotto casa.