Quando qualche giorno fa il governo cinese ha annunciato una grande campagna online contro la pornografia e i contenuti immorali su internet, i commentatori occidentali hanno avuto due reazioni. “La solita propaganda”, hanno scritto alcuni, buona per lanciare qualche proclama sui media di stato e mantenere vivo il paternalismo del Partito comunista. La campagna, d’altronde, si chiama “Ripulire il web 2014”, e questo perché ce n’è stata una nel 2013, nel 2012 e così via. Negli anni scorsi il governo individuava qualche sito dal contenuto indecente, lo umiliava in pubblico, comminava qualche blanda multa di cui nessuno sentiva più parlare. Tra gli analisti c’è stato anche chi ha visto nella campagna un nuovo paravento per continuare la repressione degli attivisti su internet. Guarda anche la galleria fotografica