Rigore di bilancio, taglio della spesa pubblica, riduzione delle tasse e privatizzazioni. Le linee guida del Def Renzi-Padoan continuano sul sentiero dell'austerità e della responsabilità fiscale tracciato dall'Unione Europea, ma tendono ad avviare un dimagrimento dello Stato. Un'impostazione più vicina alla rivoluzione liberale di berlusconiana memoria che all'approccio keynesiano da sempre dominante a sinistra. Non a caso le prime critiche sono venute proprio dal fuoco amico, con Stefano Fassina che ha bocciato senza appello il Def: "È rituale e continuista, avremo meno Pil, meno occupazione e più debito pubblico".
"Condivido in parte le critiche di Fassina", dice al Foglio il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano. "È un documento ancora troppo rigorista, in continuità con quelli precedenti. di Luciano Capone Leggi anche Ferrara Ruffiani e topi sguscianti nell'Italia eternamente badogliana