Quando qualche anno fa, per ragioni che non sto a spiegare, un club professionistico di basket si trasferì dalla postmoderna Seattle alla Oklahoma City di cui nessuno parlava mai, in tutti i bar americani si fecero battute: cosa viene in mente ai businessman dello sport d’andare a mettere radici in quell’angolo dimenticato della nazione? La squadra di Oklahoma City comunque partì, prese sberle per anni, fu la Cenerentola del torneo col nome poco profetico di Thunder che s’era data, poi poco alla volta cominciò a migliorare e a vincere, scelse gli uomini giusti e adesso è una corazzata del campionato. Alle partite dei Thunder c’è sempre il tutto esaurito.