La Cina rischia di avvantaggiarsi grazie alla guerra in Iran, avverte un documento dell'intelligence americana

Una valutazione riservata, diffusa poco prima dell'inizio del viaggio a Pechino da parte del presidente Donald Trump, sottolinea i cambiamenti più significativi in diversi settori chiave della competizione tra le due potenze

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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:53 AM
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Il presidente Donald Trump insieme al presidente cinese Xi Jinping presso la Grande Sala del Popolo a Pechino (foto LaPresse)

Un'analisi riservata dell'intelligence statunitense illustra nel dettaglio come la Cina stia sfruttando la guerra in Iran per massimizzare il proprio vantaggio sugli Stati Uniti in campo militare, economico, diplomatico e in altri settori. Lo hanno riferito due funzionari americani che hanno letto il rapporto. La valutazione, hanno spiegato i funzionari, è stata prodotta questa settimana su richiesta del presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Dan Caine, e ha sollevato allarme al Pentagono sui costi geopolitici dello scontro di Washington con Teheran, nelle stesse ore in cui il presidente Donald Trump iniziava i cruciali colloqui con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino.
Redatto dalla direzione intelligence dello Joint Staff, il rapporto utilizza il cosiddetto schema "DIME" per valutare la risposta della Cina al conflitto iraniano attraverso quattro strumenti di potere statale: diplomatico, informativo, militare ed economico. I funzionari hanno parlato di questi risultati - finora mai resi pubblici - a condizione di anonimato, per poter discutere di questioni di intelligence. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la guerra contro l'Iran il 28 febbraio, secondo il rapporto la Cina ha venduto armi agli alleati statunitensi nel Golfo Persico mentre questi faticavano a difendere le proprie basi militari e le infrastrutture petrolifere dagli attacchi missilistici e con droni dell'Iran.

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Pechino ha inoltre assistito i paesi di tutto il mondo in difficoltà nel soddisfare i propri fabbisogni energetici, dopo che gli attacchi americano-israeliani hanno spinto l'Iran a chiudere lo Stretto di Hormuz, corridoio attraverso cui transita un quinto del petrolio e del gas mondiali. La guerra ha anche prosciugato le riserve statunitensi di enormi quantità di munizioni che sarebbero fondamentali in un eventuale confronto con la Cina sul destino di Taiwan, sottolinea il rapporto. Il conflitto iraniano, che ha causato danni o la distruzione di equipaggiamenti e installazioni militari americane in tutto il medio oriente, ha permesso a Pechino di osservare come gli Stati Uniti combattono le guerre e di imparare come pianificare le proprie operazioni future.
Il rapporto evidenzia che Pechino ha incorporato le critiche alla guerra nella propria comunicazione pubblica, definendo il conflitto "illegale". La Cina mira da tempo a minare l'immagine degli Stati Uniti come custode responsabile dell'ordine internazionale basato su regole, e considera il conflitto iraniano emblematico dell'approccio spregiudicato di Washington alle ostilità militari. Interpellato riguardo a questi risultati, il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell, ha detto: “Le affermazioni secondo cui l'equilibrio globale del potere si sarebbe spostato a favore di una nazione diversa dagli Stati Uniti d'America sono fondamentalmente false”. La portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, ha detto che gli Stati Uniti “hanno decimato le capacità militari del regime iraniano in soli 38 giorni e stanno ora strangolando ciò che ne rimane della loro economia con uno dei blocchi navali di maggior successo della storia”. “Le Forze armate degli Stati Uniti sono la più grande forza combattente del globo, con una potenza senza pari sotto gli occhi del mondo intero”, ha aggiunto.
In una dichiarazione, il portavoce dell'ambasciata cinese in America, Liu Pengyu, ha fatto sapere che Pechino è impegnata a “promuovere la pace e a lavorare per una de-escalation della situazione”. “La priorità urgente ora è impedire con ogni mezzo una ripresa dei combattimenti, non sfruttare la situazione per gettare fango su altri paesi”, ha detto. Secondo gli esperti, le conclusioni del rapporto offrono nuove prospettive sulla reazione della Cina alla guerra, come la fornitura di armi agli alleati degli Stati Uniti, confermando al contempo il consenso crescente che il conflitto stia facendo pendere la bilancia del potere a favore di Pechino.

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Nel complesso, la guerra in Iran sta migliorando enormemente la posizione geopolitica della Cina”, dice Jacob Stokes, ricercatore senior del Center for a New American Security. Il tempismo del rapporto è particolarmente delicato, poiché Trump ha dato il via agli incontri a Pechino volti a riequilibrare il rapporto tra le due più grandi economie del mondo. Il vertice, rinviato a marzo a causa della guerra in Iran, arriva mentre gli inviati di Trump faticano a trovare una soluzione che riapra lo Stretto e risolva le preoccupazioni americane sul programma nucleare iraniano. La posizione di Trump, sia sul piano interno sia internazionale, si è indebolita a causa dell'insoddisfazione dell'opinione pubblica per il conflitto e per i danni significativi che esso ha arrecato all'economia globale. Trump ha respinto l'idea di essere sotto pressione o di aver bisogno dell'aiuto di Pechino per porre fine alla guerra. “Non credo che abbiamo bisogno di alcun aiuto con l'Iran. La vinceremo in un modo o nell'altro, pacificamente o altrimenti”, ha detto ai giornalisti prima di partire per Pechino.
Trump ha sostenuto che la chiusura dello stretto rappresenta un problema enorme per la Cina, dato il suo fabbisogno di petrolio dal Golfo; tuttavia il rapporto dell'intelligence segnala che la Cina ha resistito alle carenze grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili e alle sue vaste riserve petrolifere. “La Cina è il secondo paese al mondo più isolato dalla crisi energetica, dopo gli Stati Uniti”, spiega Ryan Hass, esperto di Cina al Brookings Institution. Questo sta permettendo a Pechino di farsi nuovi amici all'estero, sottolinea Hass: “La Cina si presenta come fornitore di soluzioni, garantendo accesso al carburante per aerei e ad altri prodotti scarsi, come ponte nel breve termine”.
Da quando è scoppiata la guerra, Pechino ha contattato Thailandia, Australia, Filippine e altri paesi per aiutarli a gestire i loro fabbisogni energetici, offrendo accesso a tecnologia cinese per l'energia verde come soluzione a lungo termine. “Non si tratta di altruismo”, dice Hass. “E’ Pechino che coglie un'opportunità per creare cunei tra l'America e i suoi tradizionali partner”. Durante le crisi energetiche del passato, Washington ha inviato funzionari in tutto il mondo e ha convocato riunioni d'emergenza per affrontare la carenza. Ma l'Amministrazione Trump non ha mostrato interesse per un simile sforzo. “Questo ha creato un'apertura che Pechino si sta affrettando a colmare”, dice Hass.
La carenza di munizioni è un'altra dinamica fondamentale della guerra. Gli Stati Uniti hanno impiegato enormi quantità di missili, bombe e intercettori – molti dei quali costosi e con lunghi tempi di produzione – per difendere Israele e gli alleati del Golfo dai contrattacchi iraniani e per distruggere l'arsenale di Teheran. Come hanno già riportato in precedenza il Washington Post e altri organi di stampa, vi è stato un impatto particolarmente rilevante sulle limitate scorte di sistemi di difesa aerea Patriot e di intercettori Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), nonché di missili da crociera Tomahawk. La situazione ha lasciato Taiwan, Giappone, Corea del sud e altri alleati preoccupati per la prontezza militare degli Stati Uniti e per la capacità di Washington di intervenire in caso di un attacco cinese. “Questo solleva interrogativi sulla capacità della base industriale della difesa statunitense di rifornire rapidamente le munizioni e si aggiunge alle preoccupazioni già esistenti riguardo ai lenti ritmi di consegna”, dice Stokes. La situazione offre anche alle voci filo-Pechino a Taiwan un pretesto per “rallentare o bloccare i finanziamenti al potenziamento militare di Taiwan”, aggiunge Stokes. I sostenitori di Taipei considerano quel potenziamento essenziale per dissuadere Pechino.
Parnell ha replicato che il Pentagono “mantiene un arsenale ampio e resiliente e la capacità industriale necessaria per difendere la nostra nazione, proteggere i nostri interessi e scoraggiare qualsiasi avversario”. La guerra ha inoltre consentito a Pechino di rivendicare la superiorità morale nei confronti di Washington, distogliendo l'attenzione dai considerevoli abusi sui diritti umani commessi dalla stessa Cina e dal suo comportamento coercitivo in Asia. “La Cina ha l'opportunità di dipingere gli Stati Uniti come una potenza aggressiva, unilateralista e in declino, perché Washington non riesce a impedirsi di rimanere coinvolta in guerre mediorientali sanguinose e costose”, dice Stokes.
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