Bella e svaccata, non c’è altro modo per la gioventù soddisfatta del Cairo di passare il tempo ai tavoli misti – ragazzi e ragazze – giù in centro. Svaccata con l’ancia della shisha tra le labbra, a tirare boccate e certe occhiate intorno, oppure con le carte davanti e la Pepsi fredda in mano. Piazza Tahrir, la piazza della rivoluzione di febbraio, è soltanto a mezzo chilometro di distanza, ma qui è un salotto nascosto tra le vie dei negozi, tutto pavé e palmizi e tavolini e a cinquanta metri l’ingresso con colonne della Borsa – il mercato delle azioni egiziano, si chiama proprio così: Borsa – che dà anche il nome al locale.