Silvio Berlusconi aveva Gianni Letta a tessere i rapporti col Vaticano. Già gentiluomo di Sua Santità, entrava nelle stanze vaticane “in frac e collare d’oro”, segno distintivo di quei Cavalieri di spada e cappa utili per “tante nascoste mansioni”, come disse un giorno Papa Ratzinger durante un’udienza loro riservata. E Mario Monti? Oramai è a tutti evidente. A lui non serve nessun Gianni Letta né, a ben guardare, l’interfaccia della scelta pattuglia dei ministri cattolici del suo governo. A differenza del suo predecessore a Palazzo Chigi, Monti basta a se stesso.