Silvana Pampanini era la profezia di Dita von Teese, ma non ce ne siamo accortiLe gambe snelle / tornite e belle…”. Come biografo voglio imitare gli specchi della contessa di Castiglione: riflettere solo la bellezza. Del troppo lungo declino di Silvana Pampanini, attrice che già nel 1964, solo trentanovenne, aveva dovuto accettare per il “Gaucho” di Dino Risi il ruolo di una tardona, nulla voglio ricordare.diCamillo Langone6 GEN 16
Addio a Pierre Boulez, il “bullo” della musica novecentesca rimasto curioso fino alla fine“Audacia, innovazione e creatività, questo è stato Pierre Boulez per la musica francese e per tutto il mondo”. Così il Primo Ministro francese Manuel Valls commentando oggi la scomparsa del compositore e direttore d’orchestra novantennediMario Leone6 GEN 16
La sottomissione, raccontata con gli occhi di una ragazza yazidaLo stupro come arma di conversione e reificazione della giovane Nadia Murad Basee. Una testimonianza, dalle Nazioni Unite all'IndependentdiSimonetta Sciandivasci6 GEN 16
Niente di nuovo sul fronte occidentale. Ecco a voi il trionfo del turpiloquioDai primi esperimenti di Radio Radicale, che tra i primi provò a dare voce al popolo, alla bestemmia su Rai Uno. Quando agli italiani viene data l'occasione di esprimersi, questi rivelano tutta la propria anonimia. La fuga del sapere, il fenomeno Zalone e la comunità di solitudini online del M5s.diMario Sechi6 GEN 16
Parla Waleed, il “blasfemo” che difende Charlie HebdoIntervista allo scrittore e blogger che ha trascorso dieci mesi in una prigione palestinese per lo stesso “crimine” per cui i giornalisti di Charlie Hebdo sono stati fatti a pezzi un anno fa: “Blasfemia”diGiulio Meotti6 GEN 16
Ma quanto si lagnano gli intellò e i “registi col posto fisso” per il successo di Zalone. RisateNe scrive un vincitore di Premio Strega come Nicola La Gioia, in nome della comune pugliesità. Si scomoda pure Internazionale, che per penna di Christian Raimo decreta “è la critica più corrosiva che mi viene in mente portata all’anima e non alla facies del renzismo”.diMariarosa Mancuso6 GEN 16
Quel che resta di Charlie HebdoDio in fuga dopo l’attentato, Dio provvisto di kalash, un anno dopo: “L’assassino” è il titolo della copertina di Charlie Hebdo che celebra così l’anniversario con un milione di copie stampate.diGiuliano Ferrara6 GEN 16
Out of officeMentre siete nei vostri uffici, posti di lavoro, mentre ogni tanto parlate da soli per assicurarvi di avere ancora le corde vocali (la stanzetta è semi deserta, la maggior parte dei computer spenti), perché non provate a mandare mail a caso? Riceverete quasi sempre la stessa immediata risposta: out of officediAnnalena Benini5 GEN 16
Il colloquioLa Galleria Borghese e l'Italia dei No che preferisce i bagarini per vedere Bernini“Non capisco come ci si possa opporre senza nemmeno aver visto il progetto”. Parla Marco Lombardi, l’ad che vuole regalare un progetto per ampliare il museodiSalvatore Merlo
MagazineJovanotti e l'esplorare senza mai fare i turistiLorenzo torna ai Quartieri spagnoli per raccontare le sue Poesie da viaggio. Il viaggio può avvenire in giro per il mondo o in un monastero, purché “ammetta le possibilità dell’imprevisto, della fatica e dei momenti di noia”diFrancesco Palmieri
Il nuovo conformismoAlieni a Cannes. Due registi difendono Israele e a raccontano il martirio di Samuel PatyLászló Nemes denuncia “un’orgia assoluta e sfacciata di antisemitismo”, mentre Vincent Garenq porta a Cannes il martirio di un professore ucciso per aver difeso la libertà d’espressione. Due registi fuori dal coro, in un cinema dove conviene parlare solo nel verso giustodiGiulio Meotti